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Meditare con i sensi: l'udito

Meditare con i sensi: l’udito

Meditazione guidata n°38

Viviamo tutti in un mondo fatto di rumore, fatto di stimoli, ma se tutte le giornate sono troppo rumorose, come facciamo a trovare lo spazio per ascoltare noi?

Possiamo iniziare proprio portando l’attenzione a questo rumore esterno e a osservare come stiamo, osservare i pensieri o le sensazioni o i giudizi che abbiamo sui rumori che ci circondano.

Più prendiamo coscienza e consapevolezza del mondo che ci circonda, più possiamo far sì che diventi uno strumento e parte della nostra evoluzione anziché un ostacolo. 

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Iniziamo come sempre a prendere una posizione comoda. Magari facciamo qualche bel respiro profondo: inspiriamo gonfiando al pancia ed espiriamo sgonfiando la pancia.
La mente sarà bella attiva, ci saranno dei pensieri. Proviamo a immaginarci di svuotarla a ogni respiro. Faccio proprio dei respironi con il corpo, lo muovo tutto: sento il petto che si alza, le spalle che si aprono e la pancia che si gonfia per prima nella inspirazione. 

Dopo qualche respiro così, iniziamo a prendere contatto con il nostro corpo, con la posizione che abbiamo deciso di tenere per questa pratica. Sentiamo la schiena, le gambe, le mani, i piedi. Se serve respiro ancora e ogni espirazione sento il mio corpo che diventa più pesante. 

All’inizio di ogni pratica un po’ di tempo va dedicato a questo passaggio. È anche un modo che abbiamo per abbassare il rumore esterno e poterci dedicare e aprire al rumore interno. Noi tutti abitiamo in contesti sicuramente rumorosi: ci sono i rumori delle macchine, della città della vita… ma i rumori non sono solo degli stimoli uditivi. Il rumore può essere anche una pubblicità, un’immagine, un volantino. Ci sono molte forme di rumore nell’ambiente che ci circonda. 

Di solito respiriamo con la pancia e tutta la nostra concentrazione va nel punto di respirazione. Adesso proviamo ad aprire l’attenzione ai suoni che ci circondano in questo momento. Possiamo provare a dare un’etichetta al suono che percepiamo e sentire quante etichette riusciamo a dare. Più tempo stiamo in ascolto più l’udito si affina.

Quando abbiamo individuato alcuni rumori, possiamo provare a entrarci dentro e osservarli ancora più attentamente. Possiamo sceglierne uno o mantenere la nostra consapevolezza aperta a qualsiasi suono arrivi. Possiamo scoprire che anche in una casa vuota, in cui abbiamo creato un momento di silenzio proprio per questa pratica, in realtà ci sono rumori. 

Proviamo anche a prestare attenzione a come la nostra mente reagisce ad alcuni rumori. Forse alcuni rumori ci fanno subito agganciare un piacevole o spiacevole. Forse alcuni rumori li cerchiamo e sentiamo che sono proprio nelle nostre corde e altri no. In alcuni casi, alcuni suoni potrebbero farci fare determinati pensieri… di nuovo il vicino! Prestiamo attenzione a questo, a quello che succede, a quello che è successo qualche minuto fa, se abbiamo subito dato, assieme all’etichetta che definiva il suono, anche una qualità, bello o brutto

Viviamo tutti in un mondo fatto di rumore, fatto di stimoli, ma se tutte le giornate sono troppo rumorose, come facciamo a trovare lo spazio per ascoltare noi? Possiamo iniziare proprio portando l’attenzione a questo rumore esterno e a osservare come stiamo, osservare i pensieri o le sensazioni o i giudizi che abbiamo sui rumori che ci circondano. Più prendiamo coscienza e consapevolezza del mondo che ci circonda, più possiamo far sì che diventi uno strumento e parte della nostra evoluzione anziché un ostacolo. 

Una volta stavo tenendo un gruppo, mi aveva contattato un’associazione che si occupava in ambito ospedaliero di alcune malattie. Alla fine di questo incontro una persona è venuta da me e mi ha detto Lei deve avere uno studio in cui fa meditazione silenziosissimo, dove è che ha questo studio? Io, che ho lo studio sopra la fermata del 18 in via Madama, gli ho detto Guarda che il mio studio non è in un posto silenziosissimo immerso nella natura, e sono felice che non sia così. Questa persona evidentemente aveva molta difficoltà a praticare con il rumore esterno. Sicuramente un ambiente tranquillo e silenzioso aiuta anche a tranquillizzare l’anima e a darsi lo spazio per sentire, ed è per questo che si fanno dei ritiri in cui l’ambiente è protetto; in alcuni ritiri prolungati si va proprio in eremitaggio o semi-eremitaggio. Anche lì però ci saranno dei rumori e dei suoni: arriva la mosca o comunque al giorno d’oggi è difficile fare un ritiro che sia in una situazione dove non si senta proprio la macchina in lontananza. Il punto non è fuggire dal rumore o dal contesto che distrae. Il punto è prenderne consapevolezza, osservarsi all’interno di questo contesto e fare in modo che sia parte della nostra pratica, parte della nostra possibilità di evoluzione.

Anche relativamente al rumore, molto dipende da come lo percepiamo noi e quindi dagli occhiali con cui lo guardiamo, dai filtri che ci mettiamo. I suoni in sé non hanno alcuna caratteristica, non sono belli, brutti, piacevoli, spiacevoli. Tutto dipende da come noi percepiamo l’ambiente. Ovviamente, la nostra percezione influenza come noi viviamo e ci relazioniamo in quello stesso ambiente. Quindi, più facciamo esperienza, più ci rendiamo conto di come reagiamo a determinati rumori (e vi ricordo che nel nostro mondo ce ne sono di vari tipi), più abbiamo la possibilità di cambiare la nostra percezione e interagire con l’ambiente stesso. 

Torniamo di nuovo a sentire i rumori attorno a noi.
Sentiamo se c’è una reazione, un filtro che mettiamo quando ascoltiamo questi suoni o se riusciamo semplicemente a lasciarli essere.

C’è poi un altro aspetto. Finora abbiamo parlato dei rumori che arrivano dall’ambiente esterno e che in un certo senso non dipendono da noi. In altri casi, il rumore esterno aumenta per delle scelte che facciamo noi: accendere la televisione, accendere la radio, guardare Prime Video, YouTube. Com’è cambiata la quotidianità delle persone da quando c’è la musica nelle cuffiette e il telefono. È sempre più difficile vedere qualcuno che non sta ascoltando qualcosa mentre fa altro, soprattutto sui mezzi pubblici o spostandosi. Quello è rumore ed è una forma che dipende dalle nostre scelte. Esattamente come il rumore ambientale, anche quello concorre nel rumore generale e certe volte ci distrae dall’ascolto di quello che accade dentro o genera talmente tanti altri stimoli mentre facciamo altre cose che è difficile semplicemente esserci e vivere nel momento. Ognuno di noi può pensare ai momenti in cui aggiunge rumore e magari può pensare di vedere cosa accade se, dove può, comincia ogni tanto a eliminare quel rumore aggiuntivo. Io, ad esempio, spesso porto fuori il cane e invece di avere sempre le cuffiette con la musica o un podcast ogni tanto, semplicemente, porto fuori il cane. 

Abbassare il rumore, soprattutto quello che possiamo scegliere di abbassare, aiuta moltissimo anche a ridurre i livelli di stress nelle giornate o nei periodi più difficili. Alcune scelte sono semplici, come passeggiare senza tenere la musica. Altre volte, le scelte e il rumore lo aggiungiamo intenzionalmente per coprire, per non sentire, per distrarci. Anche qui, esattamente come per il rumore ambientale, cerchiamo di fare esperienza. Osserviamo noi stessi e il mondo e le scelte che facciamo momento dopo momento. Quando è che peschiamo nel rumore per evitare di sentire o di sentirci o di pensare? Ci sono delle persone che non dormono senza televisione accesa. Ognuno di noi ha i propri meccanismi, le proprie modalità. Non si tratta di giudicarle, di far uscire la zia o lo zio che è in noi con il dito alzato che dice Vedi… Tu dovresti e non fai… No. Quello non serve se non ad aggiungere altro stress. Quello che serve è uno sguardo gentile che ci aiuti a portare consapevolezza nell’ottica di prendersi cura, di dire Ok, sto cercando di non sentire qualcosa, di non pensare a qualcos’altro, va bene. Adesso è così, però almeno me ne sono accorto/a.

La consapevolezza è in sé trasformativa, perché nel portare attenzione a questo giorno dopo giorno qualcosa poi si muove, anche senza che ci sia la frenesia e l’impegno mentale di trovare la soluzione. Magari arriverà il momento in cui potremo spegnere la televisione e sentire questo silenzio che ci spaventa. Così come i suoni, anche le nostre emozioni non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate. Tutto dipende da come percepiamo noi l’ambiente e le nostre emozioni. Più facciamo esperienza di noi, più possiamo avere chiarezza. 

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