Ogni respiro che facciamo ci avvicina sempre di più alla morte.

 

E’ così; che ci piaccia o meno questa frase, è una realtà. La verità è che non sappiamo quanto ancora ci resti da vivere ma inconsciamente scansiamo questo pensiero e viviamo con l’idea che il tempo sia illimitato.

 

Probabilmente prima si affronta la realtà della natura effimera della vita e prima avremo la possibilità di comprendere quanto sia prezioso ogni giorno e quanto tempo andiamo sprecando in preoccupazioni sul futuro o rimuginii del passato.

 

Ricordandoci che stiamo per morire, possiamo farci un grande favore. Possiamo guardarci attorno ed osservare la nostra vita, apprezzare le persone che ci circondano, chiederci che cosa vogliamo veramente.

 

Renderci conto che ogni respiro che facciamo ci avvicina sempre di più alla morte non significa vivere in maniera tetra e triste, anzi. Significa sottolineare l’importanza e l’urgenza di voler dedicare attenzione e cura ad ogni attimo della nostra vita. A ciò che realmente è importante.

 

Possiamo prendere sul serio le nostre giornate senza smettere di ridere.

 

Tradizionalmente nei monasteri zen, gli aspiranti discepoli dovevano passare cinque giorni seduti in meditazione per dimostrare la propria determinazione prima di poter entrare nel monastero. Il significato profondo di questo rituale era quello di dedicare un periodo per l’aspirante discepolo, per esaminare se stesso, l’impegno e la scelta che stava intraprendendo.

 

Noi in che cosa ci impegnamo veramente?

 

E’ importante capire che, proprio come per l’aspirante discepolo, sono le nostre azioni a definire esattamente quello che desideriamo davvero. Se passiamo tempo a navigare su Internet o tra i Social, ci stiamo dedicando a diversivi. Se stiamo spesso nella rabbia o nell’iquietudine, ci impegniamo a reiterare e rinforzare alcuni schemi di pensiero.

 

Osservare in maniera onesta come passiamo il tempo e investiamo le nostre energie è importante. Non si tratta di giudicarsi o rimproverarsi ma di “aprire gli occhi” e vedere chiaramente i momenti in cui decidiamo di essere “addormentati”.

 

A me capita spesso di notte, ad esempio, quanto mi sveglio e fatico a riprendere sonno. L’idea di lasciarsi andare alle distrazioni o ai sogni ad occhi aperti è quella più facile. Rimanere presente significa sentire il disagio o la paura di quel momento e non è semplice.

 

Ma quel disagio e quella paura ci sono. Distrarmi non li fa passare, li nasconde momentaneamente fino a quanto non sono pronti a tornare fuori con più rumore e forza di prima.

 

In quel momento mi viene in aiuto il respiro e l’accettazione di me e di ogni mia emozione.
Inspiro ed espiro ricordandomi che incontrarmi e conoscermi, in ogni mia parte, è la mia priorità. E’ il mio modo di vivere in maniera autentica e in piena connessione. E’ ciò che dà senso alla mia vita.

 

Ad un certo punto, dalla semplice osservazione di come passiamo il nostro tempo, cambia anche il nostro approccio. Dalla presenza nasce la volontà di una vita maggiormente autentica, in reale connessione con noi stessi. Più ci impegnamo a vivere in maniera autentica, più le nostre priorità diventano chiare.

 

Il punto è che se non viviamo seguendo ciò che consideriamo veramente degno, perdiamo la nostra vita momento dopo momento.

 

Quando abbiamo compreso quello che desideriamo veramente, l’unico modo per portare avanti il nostro impegno è perseverare ogni volta che la mente ci suggerisce di allontanarci o arrenderci. La tendenza a perderci nelle distrazioni o nella passività fa parte dell’essere umano e non va giudicata o rimproverata.

 

Ma nell’essere umano c’è anche un’altra parte che diventa sempre più brava nelle cose in cui si esercita. Più costanti siamo nella meditazione, più saremo capaci di essere presenti per esempio. Più cerchiamo di vivere in maniera autentica, più saremo in connessione con noi stessi.



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