Autore: Lunedì non ti temo

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  • Oggi ero in metro. Davanti a me una signora parla al cellulare, piangendo: “Mario, dimmi quando… dimmi quando…”
Tutti (me compresa) eravamo incuriositi dalla scena. Alcune donne avevano lo sguardo comprensivo. Come a dirle: “Ci sono passata anche io”. .
A volte è più semplice sentire la connessione che abbiamo con gli altri. Altre volte no, ci lasciamo travolgere da un senso di separazione e diversità. .
Eppure se ci pensiamo bene, a mente lucida, ci rendiamo conto che ogni persona che incrociamo è esattamente come noi.
Ha i suoi pensieri, le sue paure, le sue insicurezze. E proprio come noi desidera solamente essere felice. .
In questo periodo storico vengono sottolineate le differenze e siamo sempre più portati a costruire muri tra noi e gli altri. Etichettiamo: vecchio, giovane; capo, sottoposto; amico, sconosciuto; italiano, straniero; pro, contro… .
Tutta questa separazione ci fa del male, ci fa sentire soli nei nostri dolori e slegati dal mondo e dalle persone che ci circondano, come se le nostre difficoltà fossero solo nostre e nessuno potesse capirle. .
Come se quella donna col velo che tiene in braccio suo figlio non avesse le stesse preoccupazioni di ogni mamma. Come se quella collega antipatica non facesse la nostra stessa fatica a venire al lavoro o non avesse la stessa voglia di essere riconosciuta dai suoi capi.
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Proviamo ad allenarci a vedere l’unione. A vedere ciò che ci accomuna. Ad augurare agli altri di essere felici, liberi dalla sofferenza e in pace. E’ una pratica che affonda le sue radici nel buddhismo e nella gentilezza amorevole. Non voglio dilungarmi qui sul senso o sulla pratica in sè ma sottolineare come allenare uno sguardo d’unione possa far bene, prima di tutto, a noi. .
Ogni persona che incrociamo combatte la sua personalissima battaglia, non importa se la situazione è più o meno grave, siamo tutti uniti in questo. Siamo tutti uniti nel cercare di evitare la sofferenza ed essere felici.
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(👇🏼segue nel primo commento)
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  • Ieri a Torino, per sostenere l’evento di Milano. Il #13ottobre negli Stati Uniti è la giornata dedicata all’informazione, prevenzione e sostegno delle donne che hanno un cancro al seno metastatico. Nella pagina facebook di Oltre il nastro rosa e in un articolo della Repubblica (lascio il link nel primo commento) se ne parla in maniera più approfondita.
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Ieri ero in piazza. C’era anche Marti, una ragazza colpita da questa malattia, la sua compagna, molti amici.
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Conosco amici e parenti che hanno avuto o hanno un tumore. Alcuni stanno facendo un percorso straordinario, pieno di difficoltà e sofferenza ma anche di riscoperta di sè, di ciò che veramente è importante. Di rinnovato amore per la vita e cura per il proprio corpo e la propria salute.
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Non so cosa possa significare viverlo in prima persona. So che non se ne parla mai abbastanza... e che dovremmo tutti imparare a volerci più bene e a prenderci cura del nostro corpo fisico in tutti i modi che conosciamo: alimentazione, esercizio fisico, prevenzione. .
E non solo del corpo fisico. Siamo anche fatti di emozioni e di un’anima. E tutto insieme ha bisogno di nutrimento e cura.
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#oltreilnastrorosa
#ascoltoilmiocorpo
#miprendocuradime
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@nonunadimeno 
#nonunadimenotorino
  • Oggi è il #comingoutday. E’ una giornata che sottolinea l’importanza di dare voce a chi si è veramente. Di avere fiducia, nonostante la paura, nonostante il giudizio degli altri o nostro. .
Fare #comingout è darsi la possibilità di essere se stessi, al cento per cento. Significa accettare ogni parte di sè, prima ancora che lo facciano gli altri. .
E non è mai uno solo. Ti ritrovi a fare #comingout di continuo. Nelle situazioni più disparate. L’ultima mia volta qualche ora fa, scherzando con un collega.
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Quando ho capito di essere #lesbica il mio problema non è stato tanto dirlo in famiglia o agli amici. Ho avuto la fortuna di essere cresciuta in un ambiente che mi ha sempre detto: l’amore è amore, indipendentemente dal sesso. E così l’ho sempre vissuto fin da piccola quando ho capito che mi piacevano molto, ma molto molto, le ragazze e poi che mi piacevano *solo* le ragazze.
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Il mio problema era sentirmi riconosciuta. Devo tagliarmi i capelli? Devo cambiare modo di vestire? Sembrano cavolate, lo sono, ma quando c’è in ballo la tua identità e la volontà di sentirsi riconosciuta contano anche quelle. Sarò accettata anche se sono stata con uomini? Sì, ci può essere discriminazione all’interno di una comunità discriminata. .
Balli di pensieri. .
Il mio “vero” #comingout è stato con me stessa. E’ stato accettare e rispettare *tutta* la mia storia. Tutte le parti di me, comprese quelle che hanno negato, che non si sono rese conto, che non sono state ascoltate o che preferiscono i capelli lunghi e lo smalto colorato. Ho dato fiducia all’ascolto, ho scelto io cosa piaceva a me e non ho cercato di rientrare in stupide etichette o stereotipi. .
E’ faticoso per tutti. Anche senza essere parte della comunità LGBT*. Ascoltarsi in maniera sincera, accogliersi, abbracciarsi… ma per me è l’unica via per sentirsi davvero vivi.
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#mindfulness
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  • Nuova locandina! 🤭😍
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  • Ieri sera ho condotto, per un’Associazione di Volontariato, una serata sul tema del #pregiudizio. Qualche spezzone di film, giochi, condivisioni e un momento finale in cui le ultime riflessioni erano accompagnate dal lancio di un gomitolo colorato ad un altro dei presenti.
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A circa metà li ho interrotti:
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“Vedete: abbiamo creato una rete. Cosa succede se una persona da un capo tira la corda?
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Lo sentiranno anche gli altri che hanno la corda in mano e non solo... anche le persone che sono in mezzo tra i fili o che al contrario li guardano da fuori.
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Com’è essere senza filo?
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Siamo tutti #interconnessi. Siamo tutti parte di questo #pianeta. Pensiamo di essere da soli, di esistere indipendentemente ma in realtà proprio come in questo gioco facciamo tutti parte di un unico sistema. .
Ogni nostra azione o non-azione ha ripercussioni sull’altro.
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Scegliere di includere o non includere. .
Scegliere se dare spazio a pregiudizi o approfondire ciò che non conosciamo. Tutto ha un valore e un impatto nel sistema.
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Siamo qui perché facciamo #volontariato in carcere e perché crediamo che possa essere un momento formativo e di crescita. .
Abbiamo scelto di credere nel valore del l’#inclusione. Includere significa entrare in relazione. .
Abbiamo deciso di non lasciare persone ai margini della nostra rete ma tendiamo un pezzo di spago ad ognuno. .
Continuiamo, quindi, completando la condivisione e facendo in modo di non lasciare persone ai margini”
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Un discorso che va oltre il volontariato in carcere e che abbraccia ognuno di noi. Siamo tutti interconnessi.
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#minfulnesstorino #giocareèunacosaseria 
#mindfulness 
#lunedinontitemo
  • Rientro e trovo il portachiavi fatto dalla mamma, solo per #lunedinontitemo 😍

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