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Life

Articoli poco “etici” sulla scelta vegan

By on 25/09/2017

Mi rendo conto che non è un argomento che riguarda direttamente questo blog… e scegliere di andare fuori tema al secondo articolo è piuttosto azzardato, ma rimane qualcosa che ho molto a cuore e di cui sentivo l’esigenza di parlare.

Un argomento che dà sempre un po’ fastidio sul web, un po’ come i lunedì… i vegani.

Ho letto l’articolo di Matteo Lenardon una notte di circa una settimana fa. L’articolo era uscito da poco e già qualche mio conoscente su Facebook condivideva. Ci ho pensato a lungo quella sera, c’era qualcosa che mi aveva profondamente ferito nelle parole scritte. E non erano solo i tristissimi dati sullo sfruttamento dei lavoratori o l’impoverimento ambientale per alcune delle colture citate.

Ho, poi, visto video e letto articoli che rispondevano a tono. Spesso scritti da onnivori, ci tengo a precisarlo. E poco fa ho aperto l’account twitter dell’autore dell’articolo:

Ho scritto come il veganesimo distrugge l’ambiente e causa sfruttamento in tutto il mondo via

 

Eccolo lì, in due righe, il perchè della mia tristezza. Come il vaganesimo distrugge l’ambiente e causa sfruttamento. Un articolo che lascia intendere che il vegano medio si nutra solamente di cibi che arrivano da coltivazioni non etiche e che invece l’onnivoro non si cibi mai di avocado o quinoa. Un articolo che dimentica lo sfruttamento dei lavoratori per le coltivazioni di pomodori, di caffè, di cacao…

E’ questa informazione? O è una netta presa di posizione che mira ad allontanare, a creare muri e distanze. Un articolo pieno di dati reali, condivisibili, di estrema importanza aggiungerei… ma farcito di faziosità e giudizio. Lo stesso di cui si accusa la controparte vegana.

Io sono vegetariana da più di dieci anni. Sono stata per un periodo anche vegana. Sono profondamente consapevole che le mie scelte alimentari (e in generale di stile di vita) hanno comunque un impatto ambientale. E sociale. E’ qualcosa che mi sforzo di vedere e per quanto possibile di migliorare giorno dopo giorno, informandomi, cercando di fare le scelte che ritengo personalmente vicine, senza la pretesa di essere perfetta nè ora nè mai in futuro.

Nonostante quanto possa dire Lenardon e affini è ormai scientificamente assodato che:

In generale, l’impatto ambientale di una dieta contenente carne è quasi sempre peggiore di quello di una dieta che non ne consuma: “I risultati mostrano che, per la produzione combinata di 11 categorie di cibi il cui consumo varia tra vegetariani e non vegetariani, i non vegetariani richiedono 2,9 volte più acqua, 2,5 volte più energia, 13 volte più fertilizzante e 1,4 volte più pesticidi. La principale differenza viene dal consumo di manzo nella dieta”.
(leggi tutto l’articolo di Massimo Sandal)

 

Detto questo, non significa che io pensi sia giusto per tutti diventare vegetariani. Anzi. Credo fermamente nell’importanza di rispettare se stessi, le proprie necessità e le proprie sensibilità personali. Credo fermamente nell’importanza di trattarsi con gentilezza e amore. E di trattare anche tutti gli altri, allo stesso identico modo.

Cos’è che vi spinge al massacro e alla ridicolizzazione di una persona o di una categoria che fa scelte personali diverse dalle vostre?
Spesso questi moti di ‘astio’ parlano più della persona che li riversa che di altro.

Dov’è che la mia scelta sul cibo che ordino al ristorante va a disturbare una persona onnivora?
Mi sono ritrovata molto spesso a cena con altre persone che, senza che io aprissi bocca, intavolavano lunghe discussioni sulla mia scelta. Dalle onnipresenti battute sulle carote che soffrono, ai dati grossolani sulle proteine complete o nel migliore dei casi sull’adattamento dell’arcata mandibolare.
Nella maggior parte dei casi mi limito a guardare la situazione in silenzio, chiedendomi perchè e come debbano sentirsi queste persone che davanti ad una mia scelta sembrano volersi difendere.

Cos’è esattamente che dà fastidio?

Non ci sono vegani che vi rubano la carne nel frigo. O vi nascondono i formaggi.
I cibi che volete mangiare li avete mangiati e li mangerete comunque ma… qualcosa scatta.

E allora perché il disprezzo che certi segmenti esternano verso i vegani – disprezzo che serpeggia in gran parte tra segmenti del pubblico che spesso si piccano di essere razionali? Il veganismo, e le sue radici etiche, sconcerta noi carnivori. Che reagiamo con un meccanismo psicologico noto come reattanza(leggi tutto l’articolo di Massimo Sandal)

 

Una cosa è assolutamente certa, che il cibo fa parte della nostra identità in maniera preponderante.

Ci sono molti ambiti, alimentari e non, in cui le nostre scelte hanno un grossissimo impatto ambientale e sociale. Spesso, semplicemente, non lo sappiamo. Quanto sarebbe più utile avvicinarsi? Cercare di comprendere le reciproche ragioni, informarsi, divulgare i dati e poi lasciare le persone libere di essere se stesse con cognizione di causa? Decidere di esserci pienamente, scegliendo ciò che momento dopo momento ci fa stare bene. Senza giudizio nè verso se stessi nè nei confronti degli altri.

Soprattutto accettando che ogni scelta è fatta di sfumature. Che la vita non è fatta di bianco o nero ma di grigi dalle varie intensità ed è impossibile che qualcosa sia completamente etico o completamente giusto. Ma questo non significa che allora non valga la pena di fare qualcosa, anche un piccolissimo passo.

E se proviamo del fastidio per qualcosa che qualcun altro fa, è più utile cercare di chiedersi in che modo a che fare con noi, portando l’attenzione dentro di sè anzichè fuori.

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Self Love

Cosa ci guadagni?

By on 17/09/2017

Nel non amarti, che cosa ci guadagni?

Perchè se non ci fosse un guadagno, vero o presunto, non ci comporteremmo in un certo modo.
Potrebbe essere la sicurezza di una zona di comfort. Di un ambiente familiare anche se distruttivo. Qualcosa ci ‘guadagni’ sempre, anche fosse solo la sicurezza di non poter fallire… perchè tanto non ti esponi.

Perchè diamo ascolto a quella vocina nella testa che ci dice sempre che non siamo mai abbastanza? Che dovremmo fare di più, impegnarci di più, andare in palestra, allenarci più duramente, mangiare meglio… Ognuno di noi ha quella vocina nella testa che dice come dovremmo essere.
Ascoltarla è faticoso. E’ un dispendio di energia enorme. Ogni giorno il volume aumenta e irrimediabilmente contamina tutto ciò che ci circonda, in un tremendo circolo vizioso.

In questi giorni mi è capitato di ascoltare un bellissimo podcast di Rachel Brathen sull’amore di sè e sulle voci giudicanti che ognuno ha dentro. Ad un certo punto ha detto che spesso pensiamo che non siamo abbastanza perchè non facciamo esercizio fisico o non ci occupiamo di noi ma in realtà è l’esatto opposto: non facciamo esercizio fisico e non ci occupiamo di noi proprio perchè ci diciamo che non siamo abbastanza.

Come puoi fare scelte salutari, amorevoli e gentili nei tuo confronti se passi il tempo a dirti cose sprezzanti e dure?

E’ proprio perchè ti dici che non sei abbastanza che ti lasci andare, prendi quel pezzo di cioccolata in più o rimani sdraiato davanti a Netflix tutto il pomeriggio. Ed anche ammesso che si riesca a “sistemare l’apparenza” …ad andare in palestra ogni giorno, ad avere un corpo perfetto e in salute, che succede se per un giorno tutto il piano salta?

A volte è il corpo. Altre volte i vestiti. Il trucco. I capelli. Gli oggetti. E la mente è abile in questo. Niente è mai abbastanza. Pensare di sistemare fuori per sentirsi meglio dentro, non ha senso. Non è durevole.

E quindi?

Non è il peso il problema. Non lo sono nemmeno i vestiti. E’ quella vocina. Quella vocina che sentiamo quando ci specchiamo per sbaglio all’interno di un centro commerciale o quando scorriamo vecchie foto nel cellulare. E’ una vocina che si insinua, una parte di noi. Una parte di noi che è triste e che si dimentica di quanto siamo uniche, speciali e meritevoli di essere felici.

Non c’è peso forma che possa fermare quella voce. E’ importante vederla, accorgersi di quello che ci stiamo dicendo e magari decidere di andare a correre o di ballare in mutande in soggiorno… ma non per dimagrire piuttosto per spostare l’attenzione dalla mente ‘aggrovigliata’ al corpo. Al respiro. A qualcosa di più tangibile di quella vocina.

E quando si riesce, con tanta gentilezza, provare a chiedersi che cosa ci ‘guadagno’ facendo così?

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